Lab_O

Intrecci tra la clinica psico-sociale, le pratiche educative, la norma giuridica e i linguaggi del visuale

Programma transdisciplinare permanente di formazione e ricerca

Una profondissima crisi di senso e di metodo sta attraversando i saperi della cura, le pratiche educative, le scienze umane e le strutture normative.

L’ipertrofico sviluppo del visuale, le disaggregazioni nelle produzioni di senso e di soggettività, le inedite velocità nelle relazioni e nelle esperienze individuali stanno contribuendo a scardinare l’ordine delle ‘grandi narrazioni’.

Inattesi linguaggi ‘fuori controllo’ stanno ribaltando forme e contenuti dei discorsi e, con essi, stanno introducendo ad impensati mondi non più impossibili.

Gli adolescenti ne sono infaticabili, spesso inconsapevoli, sperimentatori.

 Appare ineludibile affrontare direttamente la questione dei linguaggi e dei loro funzionamenti per aprire a costruzioni linguistiche, interpretative e operative che possano emanciparsi dal rischio di essere inerti perché incapaci di cogliere il senso di quel che accade o, all’opposto, di essere espressione di un puro esercizio di potere tecnico-trattamentale.

Lab_O è un impegno di formazione e ricerca che pone con radicalità la questione dei linguaggi nelle professioni di cura, nelle relazioni educative,  nelle discipline psico-socio-sanitarie e sul piano giuridico per cogliere le trasformazioni nei processi di significazione determinate dall’irruzione degli ambienti comunicativi-relazionali social e dalle proliferazioni d’immagine .

Lab_O è un’esperienza inedita e necessaria che chiama ad una messa in gioco critica delle esperienze e ad una partecipazione attiva delle intelligenze diffuse.

Com'è Lab_O?

Le coordinate che determinano la cifra di Lab_O sono:

 

  • La dimensione laboratoriale: cioè il continuo rimando tra prassi e teoria, tra lavoro ‘sul campo’ e concettualizzazione delle esperienze per introdurre a nuove pratiche e a nuovi saperi
  • La vocazione transdisciplinare: cioè la destrutturazione dei modelli disciplinari di riferimento a cui ciascun partecipante è chiamato a contribuire per aprire a nuovi spazi di significazione
  • La priorità assegnata alla condivisione e alla continuità: cioè l’impegno ad assicurare lo sviluppo degli studi avviati, anche grazie a concrete iniziative (convegni, seminari, pubblicazioni, incontri di studio) con le quali mettere pubblicamente a disposizione i risultati dei lavori per un confronto allargato

Per chi è Lab_O?

Lab_O. è aperto agli operatori della cura (medici, psicologi, operatori sanitari), ai professionisti dell’assistenza, dell’educazione  e della riabilitazione (assistenti sociali, educatori, pedagogisti, animatori), ad operatori che intervengono con i soggetti in condizioni di fragilità (soggetti con problematiche psicopatologiche, comportamenti delinquenziali o in condizione di marginalizzazione), agli insegnanti e alle figure professionali che operano con gli adolescenti, con le nuove generazioni e con le loro condotte anche marcatamente ‘disfunzionali’.

 

Lab_O. è d’altra parte ambiente idoneo di studio, ricerca e confronto per chi si occupa a qualsiasi titolo di scienze giuridiche, umane, sociali e politiche, nonché di comunicazione; siano essi docenti, ricercatori, giornalisti, liberi professionisti o cultori della materia.

 

Lab_O. è altresì aperto a chi lavora o studia nel campo delle produzioni artistiche, creative e multimediali; nel settore delle arti figurative, della cultura e dell’immagine.

Da dove Lab_O?

O. (abbreviazione di Object) è la segnatura con la quale Samuel Beckett, nel suo unico lavoro cinematografico, indica l’uomo disperatamente votato alla vana cancellazione dello sguardo su di sé.

 

Nel cortometraggio b/n intitolato con asciuttezza Film, girato nel 1964 ed interpretato da Buster Keaton con la regia di Schneider, uno sguardo insistente (l’altro protagonista della vicenda : E. – Eyes) pedina instancabilmente un fuggitivo di cui non si riesce mai ad intravedere il volto perché protetto da un angolo di immunità visiva. Rifugiatosi in uno spazio domestico, serrate le tende, coperto lo specchio, allontanati gli animali presenti, eliminato ogni richiamo di una possibile osservazione su di sé rinvenibile nella stanza, strappati addirittura i personali ricordi fotografici custoditi in una cartellina, un O. stremato può finalmente trovare pace e riposarsi.

 

Ecco allora che E. si avventura in una panoramica a 360° per fissare frontalmente il suo occhio indagatore: gli è ora possibile vedere in volto l’uomo addormentato, la sua preda. O. ha un sobbalzo, si sveglia, il suo sguardo incrocia l’Occhio di chi lo inseguiva e che ora è immobile davanti a lui. Angosciante quel che vede: i volti dei due personaggi si scoprono essere la stessa persona.

 

L’O. di Film introduce una figura presaga del vivere contemporaneo, caratterizzato da immagini che parlano al posto delle parole, con sguardi e occhi infilati in ogni piega del più intimo quotidiano in un indistinguibile intreccio tra linguaggi visivi e linguaggi testuali.

 

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