01net - istitutosike.com

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

 

- AUTOCERTIFICAZIONE DEI RISCHI
  
a cura della redazione Sike

- CONCORDATO PREVENTIVO
  
a cura della redazione Sike

- RESPONSABILITA' DEGLI ENTI

  
di Marco Scoletta  

- DECRETO LAVORO CONTRATTI A TERMINE
 
a cura della redazione Sike

- DECRETO LAVORO E INCENTIVI
 
a cura della redazione Sike

-
MARCHI E BREVETTI

 
a cura della redazione Sike

-
FRODE CON IDENTITA' DIGITALE

a cura della redazione Sike

-
L'UTILIZZO DEL CONCORDATO PREVENTIVO
 
di Antonio Russo, consulente tecnico Sike

- LA SOLUZIONE NEGOZIALE DELLA CRISI D'IMPRESA:
  gli strumenti alternativi al fallimento
 
di Antonio Russo, consulente tecnico Sike

- LOTTA ALLO SFRUTTAMENTO SESSUALE DI MINORI E RESPONSABILITA' DELL'ENTE
 a cura della redazione Sike

..................................LEGGI E NORMATIVE UTILI ALLE AZIENDE....................................


Crisi d’impresa: come preservare la continuità del business


Tutela dei crediti pregressi e delle forniture future per le imprese in sofferenza grazie alle importanti modifiche alla Legge Fallimentare introdotte con la legge n. 134 del 7 agosto 2012 per un’efficace ristrutturazione aziendale. Vediamole insieme.

Attento a recepire le istante provenienti sia dai Tribunali impegnati nella gestione delle crisi di impresa, sia le esigenze di tutela del patrimonio delle imprese in crisi, il recente intervento legislativo introdotto con il Decreto Sviluppo, in vigore dallo scorso 11 settembre, ha varato una serie di interventi trasversali.
A essere più o meno profondamente riformati sono stati gli istituti dei piani attestati di risanamento, degli accordi di ristrutturazione del debito e del concordato preventivo ma non è nemmeno mancato l’inserimento di una serie di normative di carattere penale riguardante la responsabilità dei professionisti chiamati ad attestare la fattibilità delle proposte che il debitore in crisi fa ai propri creditori.

I soggetti coinvolti e i requisiti soggettivi

Escludendo gli enti pubblici, i soggetti interessati alle novità legislative introdotte sono imprenditori commerciali, che possono anche configurarsi come imprese di piccole e medie dimensioni, a patto che rientrino nella soglia di rilevanza economica individuata nell’Art. 1 della Legge Fallimentare.
Si tratta di requisiti soggettivi che riguardano i dati di bilancio e prevedono un attivo superiore ai 300.000 euro, ricavi lordi superiori a 200.000 euro e debiti, anche non scaduti, superiori a euro 500.000.
Per valutare la sussistenza dei suddetti requisiti dimensionali si fa riferimento agli ultimi tre anni di bilancio, mentre per rientrare nelle soglie di fallibilità previste dal già citato Art. 1 della Legge Fallimentare è sufficiente che l’imprenditore superi anche solo uno di questi parametri, per anche solo una volta, nell’arco di tre anni per beneficiare dei requisiti introdotti con la nuova composizione del concordato della crisi di impresa.
Si tratta di soglie facilmente superabili, tenuto conto che, se l’indicatore più significativo è rappresentato dai debiti, bastano anche due o tre affidamenti bancari in sofferenza, piuttosto che altrettante forniture non pagate per arrivare alla soglia prevista di 500.000 euro, anche in considerazione del fatto che si tratta di voci di bilancio che si sommano di esercizio in esercizio.

I requisiti oggettivi
Di fianco ai pocanzi indicati requisiti soggettivi vanno, però, aggiunti anche quelli cosiddetti oggettivi. A ben guardare, infatti, la legge di cui è oggetto questo articolo prevede espressamente che le norme previste si applicano a un imprenditore che si trova in “stato di crisi”, senza però definire meglio cosa si intende con questo termine.
A oggi si definisce “stato di crisi” un ampio genere all’interno del quale si trova, però, anche il “concetto di insolvenza”, che il legislatore ha definito come un’incapacità di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni che si manifesta attraverso atti come il pignoramento e l’impossibilità di accedere al credito bancario.
Dunque, in tal senso, le novità introdotte si applicano anche all’imprenditore che non è ancora in uno stato di insolvenza ma che ravvede le prime avvisaglie di difficoltà economiche o contrazione del credito bancario o qualsiasi altro indicatore possa far presagire un possibile stato di insolvenza.

Le opportunità fornite dalla Legge
Con la riforma dei piani di risanamento attestati, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e del concordato preventivo si concedono potenziali grossi benefici agli imprenditori, mentre in maniera direttamente proporzionale aumenta anche la responsabilità, e con essa le sanzioni, per chi tende a utilizzare in modo improprio questi stessi strumenti.

Garanzia di terzietà
Ognuno degli istituti pocanzi enunciati necessita, infatti, dell’intervento di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati aziendali, la loro attendibilità e la fattibilità del piano proposto ai creditori, che devono essere correttamente informati su ciò su cui sono chiamati a esprimere il proprio voto o a dover subire in termini di falcidia del proprio credito.
Ma se la figura dell’attestatore era già prevista in precedenza, con l’introduzione della nuova riforma il legislatore ha posto l’accento sui requisiti di indipendenza e sulla responsabilità penale che ora grava sul professionista, che non dovrà aver intrattenuto rapporti anche di natura personale o con l’imprenditore o con qualsiasi altro soggetto che possa avere interesse a che la cosa proposta possa andare a buon fine. Inoltre, al fine di ovviare una deformazione della prassi, l’attestatore non dovrà aver ricevuto incarichi nei 5 anni precedenti l’attestazione da parte del Tribunale della società o da soggetti in essa coinvolti.

La riforma all’Art. 67 della Legge Fallimentare
Riferendosi ai piani e attestati di risanamento, la riforma concede opportunità all’imprenditore ma sanziona pesantemente le possibili distorsioni degli strumenti messi a disposizione.
Se la pena per attestazioni false o per l’omissione di informazioni importanti va da 2 a 5 anni di reclusione e prevede una multa che va da 50.000 a 100.000 euro, le omissioni che creano danni ai creditori comportano specifici aggravi che possono portare a un aumento fino a un terzo della pena.

Con l’Art. 182 bis, moratoria legate di tutti i debiti
Stando agli accordi di ristrutturazione dei debiti previsti dall’Art. 182 bis della Legge Fallimentare, l’imprenditore in stato di crisi può chiedere al tribunale di omologare un accordo con un numero di creditori che rappresentino almeno il 60% dell’esposizione totale creditoria preoccupandosi, però, di pagare anche i creditori che rimangono estranei all’accordo e rappresentanti il restante 40 per cento.
Di fatto, questo fa sì che l’imprenditore con una forte esposizione bancaria possa comunque accedere nuovamente al credito con i medesimi istituti bancari assicurando agli stessi il pagamento della loro esposizione nelle forme previste dall’accordo.
In questo modo, se prima bisognava pagare regolarmente i creditori estranei all’accordo, con la nuova riforma è prevista una sorta di “moratoria legale” di tutti i debiti, compresi quelli che non accedono all’accordo. In questo modo l’imprenditore in stato di crisi viene messo al sicuro con una moratoria di 120 giorni dal giudizio di omologazione per i crediti che scadono entro quella data.
Una sorta di sospensione che, però, non fa più riferimento al regolare pagamento ma all’integrale pagamento, che dovrà essere garantito maggiorato da interessi legali o non convenzionali usufruendo di ulteriori 120 giorni qualora i debiti previsti dovessero scadere dopo il giudizio di omologazione della proposta presentata.
Il tutto con l’evidente intenzione, da parte del Legislatore, di dare il tempo all’imprenditore che accede a questo tipo di procedura di attivare tutte le risorse a disposizione.

Concordato preventivo: più agio alla ristrutturazione aziendale
Più profonda ancora e presumibilmente portatrice di effetti immediati è, invece, la serie di interventi che riguardano il Concordato Preventivo.
Le novità proposte in questo campo sono, soprattutto, frutto del recepimento delle criticità verificatesi nella prassi operativa del passato. Prima fra tutte il non proporre ai creditori una precisa indicazione in merito a tempi e modi di esecuzione del piano proposto, ora espressamente previste nella proposta.
Ma non solo.
Non più a uso esclusivo del solo curatore in caso di fallimento, ora anche all’imprenditore che accede alla procedura di concordato preventivo è concesso, alle condizioni previste dalla L.Fall. di sciogliersi dai contratti in corso, previo indennizzo da corrispondere per tutelare la controparte contrattuale, naturalmente.
Tuttavia, questo stesso indennizzo, che è commisurato al mancato guadagno derivante dall’anticipato scioglimento del contratto è, però, soggetto a falcidia, in quanto trattato ai fini concordatari come un credito sorto prima della domanda di concordato preventivo.
Per comprenderne la portata basti pensare che, prima della Riforma, in difetto della possibilità sopra descritta, i crediti maturati in forza di un contratto in corso di esecuzione successivamente alla domanda di concordato venivano considerati in prededuzione e, quindi, pagati integralmente prima di tutti gli altri; con la novella legislativa, l’imprenditore in crisi può essere autorizzato ad interrompere il rapporto con il creditore, cristallizzando la propria esposizione dovendo corrispondere un indennizzo da trattare al pari degli altri creditori chirografari.

Effetti protettivi immediati

Un’ulteriore importante novità è rappresentata dall’introduzione del concordato con riserva, o concordato in bianco, frutto del recepimento dell’Automatic Stay americano, grazie al quale l’imprenditore che si trova in stato di crisi può presentare al Tribunale domanda semplice di accesso al concordato senza dover specificare il suo contenuto in merito al piano di soddisfazione, che verrà depositato in un secondo momento. Così facendo, però, l’imprenditore è in grado di beneficiare fin dalla data di deposito della domanda di una serie di effetti protettivi inerenti la sospensione o il divieto di prosecuzione di azioni esecutive da parte dei singoli creditori.
È prevista, inoltre, la mancata esecuzione delle ipoteche iscritte sul reddito del debitore nei tre mesi precedenti la presentazione della domanda di concordato di riserva.

Detto ciò, l’ultima e più importante novità è rappresentata dall’introduzione del concordato con continuità aziendale, che consente alle imprese in crisi di preservare il patrimonio aziendale e la propria competitività continuando anche direttamente l’esercizio della propria attività: a tal fine l’imprenditore può, inoltre, segnalare alcuni fornitori strategici cui proporre il pagamento immediato e integrale di tutti i debiti a patto che quest’ultimi continuino a lavorare con la sua azienda.
Oltre a quanto sopra, la Legge prevede la possibilità di ottenere una importante moratoria, fino a 12 mesi dall’omologa del concordato, per il pagamento di debiti privilegiati.

In tutto questo, la disciplina della finanza di sostegno dei piani o di risanamento, o di ristrutturazione dei debiti o dei concordati preventivi prevede, come già avveniva in precedenza, che le banche che sostengono questa tipologia di strumenti possono godere della prededucibilità del proprio finanziamento. Ora, però, la riforma estende questo genere di garanzie a qualunque soggetto intenda supportare il concordato, non solo tramite finanziamento ma anche con forniture strategiche, per esempio.
Non solo.
La normativa prevede anche che l’imprenditore che accede a una procedura di concordato e apporta capitali propri per finanziare la prosecuzione dell’attività può ora portarli in prededuzione fino all’80%.

* Gioacchino Massimiliano Tavella, partner tecnico di Sike Società Cooperativa e socio dello Studio Legale C.T. Law di Milano


 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu